Historia y Arqueología Marítima

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SEI "BROOKLYN SUDAMERICANI"

Sei incrociatori leggeri di costruzione statunitense trasferiti nel 1951 – a coppie – alle Marine del Brasile, dell’Argentina e del Cile.

L’incrociatore argentino Nueve de Julio (ex USS Boise, CL-47) nella seconda metà degli anni Sessanta, (g.c. www.histarmar.com.ar/)

Este articulo, escrito por Maurizio Brescia para Storia Militare de Italia, fué publicado en su Nº 180 de Sept del 2008 y se reproduce aqui en dos versiones, con permiso del autor y de la Redaccion de Storia Militare.

SEI “BROOKLYN” SUDAMERICANI

 

Primi anni Sessanta: una bella vista del lato sinistro del Tamandarè, in navigazione a lento moto sottocosta, sorvolato da tre elicotteri “S.55” dell’Aviazione Navale brasiliana. (g.c. Serviço de Documentaçao da Marinha, Rio de Janeiro) 

Praticamente da sempre, e con continuità a partire dagli ultimi decenni dell’800, le Marine sudamericane hanno dovuto rivolgersi a stati esteri per l’acquisizione delle loro unità maggiori. In questo ambito, solo di recente taluni paesi hanno sviluppato una cantieristica nazionale (1), ma il ricorso a forniture estere ha tuttavia continuato a mantenere una notevole preminenza per pressoché tutte le forze navali dell’America latina.

I cantieri britannici, tradizionalmente, hanno realizzato nel tempo il maggior numero di unità destinate alle varie “Armadas” del Sud America: tra le più importanti, vanno ricordate le due “dreadnought” brasiliane Minas Gerais  e Sao Paulo del 1907-1910 (2) e la nave da battaglia cilena Almirante Latorre del 1910-1912 (3).

Analogamente, molte Marine sudamericane hanno attinto a più riprese (soprattutto nel secondo dopoguerra) dai “surplus” della Royal Navy per dotarsi di portaerei e incrociatori che, pur di non recente costruzione, erano tuttavia ancora all’altezza delle loro specifiche esigenze operative. In particolare, per le Marine che ne disponevano, queste unità hanno consentito l’espletamento di una significativa “presenza navale”, soprattutto nei confronti di paesi limitrofi o confinanti con i quali – a più riprese – si presentavano momenti di attrito e tensione.

Tra il 1956 e il 2004 il Brasile ha avuto in linea la portaerei Minas Gerais (ex HMS Vengeance della classe “Colossus”), e – tra il 1969 e il 1997 – l’Argentina ha schierato la similare Veinticinco de Mayo (già HMS Venerable e olandese Karel Doorman), dopo aver utilizzato tra il 1959 e il 1971 un’altra “Colossus”, la Independencia (ex HMS Warrior e canadese Magnificent) (4). Tra il 1957 e il 1959, il Perù immise in servizio i due incrociatori ex-britannici Newfoundland e Ceylon, che assunsero i nomi di Almirante Grau e Coronel Bolognesi venendo radiati, rispettivamente, nel 1980 e nel 1982 (5).

Nel corso degli anni, anche la cantieristica italiana conseguì buoni successi in America latina: per restare nel campo delle unità maggiori, ai quattro incrociatori corazzati tipo “Garibaldi” costruiti per l’Argentina tra il 1893 e il 1898 (San Martin, General Belgrano, Garibaldi e Pueyrredon), fecero seguito – all’inizio degli anni Trenta, sempre per l’ARA, i due incrociatori 25 de Mayo e Almirante Brown, oggetto – tra l’altro – di un articolo basato su documentazione inedita recentemente pubblicato su “STORIA militare” (6). Ai giorni nostri, non vanno infine dimenticate le numerose fregate tipo “Lupo”, tuttora in servizio con le Marine del Perù e del Venezuela (otto e sei rispettivamente).

 

In questo ambito, sino agli anni della seconda guerra mondiale, l’unica significativa fornitura statunitense a una Marina latino-americana risultò quella delle due “dreadnought” Moreno  e Rivadavia, consegnate all’ “Armada” argentina nel 1915: unità da oltre 27.000 tonn di dislocamento standard, il cui armamento, costituito da 12 pezzi da 305 mm in sei torri binate, avrebbe consentito di fronteggiare su un piano di sostanziale parità le già ricordate, analoghe unità brasiliane e cilene.

Questa situazione era destinata a mutare al termine del secondo conflitto mondiale: la rinnovata importanza assunta – a livello planetario – dagli Stati Uniti, già negli anni dell’immediato dopoguerra portò l’amministrazione di Washington a considerare con particolare interesse i paesi latino-americani, i cui regimi, più o meno democratici, venivano valutati anche nei termini in cui potevano appoggiare e sostenere gli impegni economici “in loco” dell’amministrazione e delle aziende statunitensi. In questa visione, andava mantenuto un equilibrio anche militare tra i principali paesi del Sud America al fine di ridurre quanto più possibile le occasioni di confronto e tensione tra di essi.

Il contemporaneo impegno americano nella nuova alleanza della N.A.T.O. (il “Patto Atlantico” venne firmato a Washington il 4 aprile 1949) portò la Presidenza Truman a presentare, e a far ratificare dal Congresso, il “Mutual Defense Assistance Act”. Tuttavia, in un senso ancora più ampio, la firma di questa legge da parte del presidente Harry Truman, il 6 ottobre 1949, avrebbe consentito agli U.S.A., per l’innanzi, di dare avvio a consistenti e organici flussi di aiuti militari non soltanto verso i paesi facenti parte della neocostituita Alleanza Atlantica, ma anche verso tutte le altre nazioni a qualunque titolo “amiche” e tali da poter essere considerate come facenti parte di un unico blocco antisovietico a livello globale (7).

In precedenza, gli Stati Uniti avevano favorito la ratifica del “Trattato inter-americano di assistenza reciproca” (altrimenti noto come “Patto di Rio”, in quanto siglato a Rio de Janeiro il 2 settembre 1947) al quale, nel tempo, avrebbero aderito quasi tutti i paesi latino-americani con le sole, significative, assenze del Perù e della Colombia. Il trattato, difensivo al pari di quanto previsto dai protocolli della N.A.T.O., avviava rapporti militari tra gli stati partecipanti, originando un concetto di “difesa emisferica” per l’intero continente dell’America meridionale (8).

L’USS Boise (CL-47) all’ancora, nel 1939. (Foto Naval Historical Center NH 97779) L’USS Brooklyn (CL-40) a New York, nelle acque del fiume Hudson, nel 1939. (Foto Naval Historical Center 80-G-1023215)

   Tra i primi paesi latino-americani che beneficiarono, nel campo navale, di quanto disposto dal “Mutual Defense Assistance Act” vi furono il Brasile, l’Argentina e il Cile che, proprio in quel periodo, dovevano fronteggiare l’esigenza di sostituire – rispettivamente – i “Minas Gerais”, i “Rivadavia” e il Latorre: tutte unità ormai prossime ai quarant’anni di vita operativa o che avevano addirittura già superato questo limite, come nel caso delle due “dreadnought” brasiliane.

Nell’immediato dopoguerra, la Flotta della Riserva dell’U.S. Navy era composta da un grande numero di navi (9) e, nello specifico campo degli incrociatori, nelle varie basi dell’Atlantico e del Pacifico erano conservate parecchie unità, frutto dei programmi di costruzione prebellici e bellici. Tuttavia, le possibilità di acquisizione si riducevano considerevolmente in ragione della natura e del tipo degli incrociatori facenti parte della “Reserve Fleet”. Da un lato, le vecchie unità tipo “Washington” delle varie classi (”Northampton”, “Astoria” ecc.) erano di concezione ormai superata e logorate dal lungo servizio prestato tra il 1941 e il 1945; dall’altro, i numerosi incrociatori leggeri e pesanti di più recente realizzazione – tipi “Cleveland” e “Baltimore”, alcuni dei quali posti in direttamente in riserva dopo pochi mesi di attività o, addirittura, senza mai essere entrati in squadra – erano ritenuti ancora validi per le esigenze della Marina americana, anche in vista del loro impiego in future situazioni di crisi, o essendone possibile, per un certo numero, l’ammodernamento e la conversione in unità lanciamissili.

La scelta si limitava quindi, quasi forzatamente, ai soli “Brooklyn”, gli ultimi incrociatori di costruzione prebellica, di cui erano disponibili otto esemplari (10), e che – come esamineremo più avanti – erano unità sufficientemente moderne e tali da garantire (come in effetti avvenne) ancora numerosi anni di servizio attivo.

Con tre note del Dipartimento di Stato del 4 gennaio 1951, gli Stati Uniti formalizzavano il trasferimento di due “Brooklyn” per ciascun paese all’Argentina, al Brasile e al Cile (11). Le unità, cedute secondo i termini dell’art. 408 del “Mutual Defense Assistance Act” (che ne prevedeva un solo utilizzo difensivo), erano il Phoenix (CL-46) e il Boise (CL-47) per l’ “Armada Republica Argentina” (ARA), il Philadelphia (CL-41) e il St. Louis  (CL-49) per la “Marinha do Brazil” e il Brooklyn (CL-40) e il Nashville (CL-43) per l’ “Armada de Chile”. 

L’USS Phoenix (CL-46) a Pearl Harbor, il 7 dicembre 1941, durante l’attacco giapponese. L’incrociatore sta dirigendosi, a rimorchio, verso il canale che conduce al mare aperto; sullo sfondo, il fumo degli incendi delle navi da battaglia West Virginia (a sinistra) e Arizona (a destra). (Foto Naval Historical Center NH 50766) 5 maggio 1943: l’USS Boise (CL-47) ripreso da bordo della portaerei Yorktown. (Foto Naval Historical Center NH 97780)

La classe “Brooklyn” – genesi e descrizione tecnica

La classe "Brooklyn" dell'U.S. Navy
Nome  Cantiere  Impostazione Varo e.i.s. Radiazione o perdita
Brooklyn (CL-40) 1 12-111-1935 30-XI-1936 30-IX-1937 30-1-1946 (*)
Philadelphia (CL-41 2 28-V-1935 17-XI-1936 23-IX-1937 3-II-1947 (**)
Savannah (CL-42) 3 31-V-1934 8-V-1937 10-111-1938 1-III-1959
Nashville (CL-43) 3 24-1-1935 2-X-1937 6-1-1938 24-6-1946 (*)
Phoenix (CL-46) 3 15-IV-1935 13-111-1938 3-X-1938 3-VII-1946 (***)
Boise (CL-47) 4 1-IV-1935 3-XII-1936 12-VIII-1938 l-VII-1946 (***)
Honolulú (CL.48) 1 10-IX-1935 26-VIII-1937 15-VI-1938 17-XI-1949
St. Louis (CL-49) 4 10-XII-1936 15-IV-1938 19-V-1939 20-VI-1946(**)
Helena (CL-50) 1 9-XII-1936 27-VIII-1939 18-IX-1939 6-VII-1943 (aff.)
Cantieri: 1 - New York Navy Yard; 2 - Philadelphia Navy Yard; 3 - New York Shipbuilding; 4 - Newport News Shipbuilding & Drydock Co.
(*) Trasferiti alia Marina cilena il 4-1-1951
(**) Trasferiti alia Marina brasiliana il 4-1-1951
(***) Trasferiti alia Marina argentina il 4-1-1951

 Uno dei principali effetti dell’entrata in vigore del “trattato di Washington” del 1922 è riscontrabile nella costruzione, presso le principali Marine dell’epoca, di numerosi incrociatori pesanti (definiti, per l’appunto, “tipo Washington”) i quali, nel complesso, presentavano tutti le medesime caratteristiche: dal calibro massimo delle artiglierie imbarcate (203 mm), al dislocamento “standard” che – in base al disposto del trattato – non avrebbe dovuto superare le 10.000 tonn.

Tulagi, 20 luglio 1943. La prora dell’Honolulu (CL-48), gravemente danneggiata da un siluro giapponese nella notte sul precedente 13 luglio, durante la battaglia di Kolombangara (Isole Salomone). (Foto Naval Historical Center 80-G-259422)

Tra il 1930 e il 1937, l’U.S. Navy immise in servizio diciassette incrociatori tipo “Washington” appartenenti a varie classi (due “Pensacola”, sei “Northampton”, due “Indianapolis” e sette “Astoria”) che – ad esclusione degli “Astoria” – potevano essere ricompresi in un’unica linea progettuale non priva dei “tradizionali” difetti delle unità del tipo: scarsa protezione e armamento eccessivo, con caratteristiche e prestazioni complessive, più in generale, non certo di spicco. Con gli “Astoria”, entrati in servizio tra il 1936 e il 1937, gli Enti tecnici dell’U.S. Navy realizzarono una classe di incrociatori pesanti maggiormente bilanciati, sui quali – tra l’altro – l’armamento era suddiviso su tre torri trinate di nuova concezione.

Il Savannah (CL-42) fuori New York, con affiancati una chiatta e un rimorchiatore, il 1° maggio 1943. (Foto Naval Historical Center 19-N-44025)

Tuttavia, il “trattano navale di Londra” – siglato per l’appunto nella capitale britannica il 22 aprile 1930 – avrebbe aperto diverse prospettive nella realizzazione di nuovi incrociatori, ora diffe­renziati in "leggeri" e "pesanti" solamente dal calibro massimo delle artiglierie imbarcate (155 e 203 mm rispet­tivamente), fermo restando il ricordato limite massimo di 10.000 tonn del dislocamento “standard” per ciascun tipo di unità.

Queste indicazioni, in parte modificate in senso riduttivo dal “secondo trattato navale di Londra” del 1936 (12), vennero recepite dalle potenze navali firmatarie che, ben presto, avviarono la costruzione di nuovi incrociatori, ciascuna in base alle proprie esigenze e alle proprie disponibilità finanziarie. Nella seconda metà degli anni Trenta, di conseguenza, erano in via di ultimazione i "Mogami" giapponesi, i “Southampton” della Royal Navy e gli ita­liani Giuseppe Garibaldi e Duca degli Abruzzi.  Queste tre classi di unità, con un dislocamento assai vi­cino al massimo consentito, imbarcavano pezzi di artiglieria il cui numero variava dai 15 da 155/55 dei "Mogami" ai 10 da 152/55 dei "Garibaldi", passando per i 12 da 152/50 dei “Southampton” (13).

Il drammatico momento dell’esplosione di una bomba radiocontrollata tedesca che colpisce il Savannah al largo di Salerno, l’11 settembre 1943. L’ordigno ha perforato il cielo della torre “3”, deflagrando nel sottostante deposito di munizioni: si noti, difatti, che la forza dell’esplosione si espande verso l’esterno anche da una zona sottostante la linea di galleggiamento. (Foto Naval Historical Center NH 95562)

Proprio in risposta ai “Mogami” giapponesi, l’U.S. Navy progettò e realizzò i nove “Brooklyn”, autorizzando la costruzione di quattro unità con l’esercizio fiscale del 1929, di ulteriori tre nel 1933 e delle restanti due nel 1934. Secondo la tradizionale onomastica navale statunitense dell’epoca, i nove incrociatori ricevettero i nomi di altrettante città americane: Brooklyn, Philadelphia, Savannah, Nashville, Phoenix, Boise, Honolulu, St. Louis e Helena (CL-40/43, e CL 46/50).

In questa fotografia, scattata qualche tempo dopo l’immagine precedente, è evidente – sul cielo della torre “3” in primo piano, il foro d’entrata della bomba radioguidata tedesca che ha colpito il Savannah. (Foto Naval Historical Center NH 97959)

Sotto numerosi punti di vista, il disegno generale e le sistemazioni dei “Brooklyn” erano particolarmente innovativi: segnatamente, l’adozione di uno scafo tipo “flush deck” (cioè con il ponte di coperta continuo) e di una poppa “a specchio” costituivano un netto cambio di impostazione rispetto agli analoghi elementi delle precedenti classi (14) e, insieme ad altri elementi, sarebbero state incorporate nei progetti dei successivi incrociatori leggeri tipo “Cleveland” e pesanti tipo “Baltimore”. L’opera viva, progettata per velocità attorno ai 32 nodi, comprendeva un bulbo prodiero relativamente pronunciato; le appendici di carena erano costituite da due alette di rollio posizionate a mezza nave, dai quattro assi con relative eliche e bracci di sostegno a “V”, e da un timone semicompensato di generose dimensioni.

Per la prima volta su una classe di incrociatori dell’U.S. Navy, fu prescelta una costruzione di tipo lon­gitudinale nella quale – cioé – gli elementi continui erano costituiti dalla chiglia e dai pa­ramezzali, con le costolature successivamente poste in opera al di sopra di essi. Questa soluzione garantiva maggior solidità e una migliore resistenza agli sforzi di torsione e insellamento rispetto alla tradizionale costruzione trasversale, ol­tre a permet­tere un più ampio ricorso a tecniche di saldatura tra le varie componenti dello scafo.

Le installazioni aeronautiche (una gru e due catapulte), per la prima volta su unità maggiori statunitensi erano posizionate a poppa estrema, ove trovava sistemazione anche un’ampia aviorimessa chiusa – a livello del ponte di coperta – da un portellone scorrevole; l’aviorimessa si estendeva verso il basso sino al ponte di secondo corridoio ed era dotata di un elevatore per la movimentazione dei velivoli di cui – caso unico per degli incrociatori americani – era possibile l’imbarco di sei esemplari contemporaneamente. La posizione e la disposizione delle sistemazioni aeronautiche, tali da garantire una maggiore sicurezza e più ampi spazi operativi rispetto alle precedenti classi di incrociatori dell’U.S. Navy (i cui hangar e le cui catapulte erano situati a centro nave), risultarono particolarmente indovinate e furono adottate per tutte le successive classi di incrociatori e navi da battaglia (15) immesse in servizio sino al 1945/46.

Le cinque torri trinate dell’armamento principale erano disposte tre a prora (con la torre “2” sopraelevata rispetto alla “1” e alla “3”) e due a poppa, con la torre “4” in posizione sopraelevata rispetto alla torre “5”. Una lunga tuga correva da poppavia della torre “3” sino a proravia della torre “4” e, sulla sua sommità, trovavano sistemazione – nell’ordine, da prora verso poppa – il blocco plancia-timoneria (sovrastato dalle sdt del gruppo di fuoco prodiero), un albero a stilo con relativo alberetto, i due fumaioli (cilindrici ed elegantemente inclinati all’indietro), un secondo albero e una struttura sul cielo della quale erano posizionate le sdt del gruppo di fuoco poppiero. Otto cannoni antiaerei singoli da 127/25 erano disposti, quattro per lato, all’altezza del blocco plancia-timoneria e dei fumaioli.

Golfo di Anzio, 22 gennaio 1944. Tiro controcosta del Brooklyn, in appoggio alle truppe alleate che stanno sbarcando sul litorale laziale. (Foto Naval Historical Center 80-G-223500)

La corazzatura fu notevole e tra le migliori degli incrociatori leggeri dell’epoca: il ridotto tra la torre “1” e la torre “5” era protetto, sui lati, da piastre da 102 mm di spessore (rastremate a 38 mm verso prora e verso poppa). La protezione dei ponti variava dai 76 mm del ponte di coperta ai 52 mm del ponte di primo corridoio; lo spessore della corazzatura delle barbette e delle torri dell’artiglieria principale ascendeva a ben 127 mm. Il torrione corazzato di comando aveva uno spessore massimo di 165  mm; venne sbarcato da tutte le unità nel corso dei vari cicli di lavori che le videro coinvolte tra il 1943 e il 1945.

Il St. Louis (CL-49) al largo di San Pedro (California), il 5 ottobre 1944. L’unità è verniciata con i colori della “Measure 32”. (Foto Naval Historical Center 19-N-72219)

L’apparato motore, (100.000 hp per 32,5 nodi di velocità massima) era composto da otto caldaie Babcock & Wilcox, collocate a due a due in quattro locali contigui seguiti, verso poppa, dai due locali macchine che – nell’ordine – alloggiavano turbine e riduttori degli assi esterni (locale macchine AV) e degli assi interni (locale macchine AD). Questa era la disposizione dell’apparato motore delle prime sette unità mentre, come vedremo, su St. Louis ed Helena fu adottata una sistemazione più razionale e tale da garantire una maggiore affidabilità in caso di colpi a bordo.

L’armamento principale era costituito da cinque torri triple da 152/47 di nuova concezione (16), i cui cannoni (ad alzo indipendente) avevano un’elevazione massima di 60°. Senza sostanziali variazioni, queste torri avrebbero equipaggiato anche i successivi incrociatori leggeri della numerosa classe “Cleveland” e i due “Fargo”.

Durante il periodo bellico, l’armamento leggero antiaerei dei “Brooklyn” fu costantemente incrementato, e le poche, iniziali mitragliere quadruple da 28 mm (scarsamente affidabili e soggette a frequenti avarie e inceppamenti) e singole da 12,7 mm vennero sostituite da quattro impianti quadrupli “Bofors” da 40/56 e da quattro/sei impianti binati del medesimo tipo. Sul finire del conflitto i “Broolklyn” imbarcavano anche una ventina di mitragliere “Oerlikon” singole da 20 mm.

Le ultime due navi della classe, il St. Louis (CL-49) e l’Helena (CL-50), beneficiarono delle esperienze maturate con la costruzione delle prime sette unità e furono completate con alcune variazioni e migliorie. L’apparato motore era disposto a gruppi alternati, con i locale macchine AV preceduto dai primi due locali caldaia e seguito, nell’ordine, dagli altri due locali caldaia e dal locale macchine AD. Anche se la nuova disposizione dell’apparato motore non rendeva necessario il riposizionamento dei fumaioli, le sovrastrutture risultarono più “raccolte” in quanto la struttura su cui insistevano le sdt del gruppo di fuoco poppiero venne spostata verso prora, favorendo più ampi campi di tiro per le armi antiaerei. St. Louis ed Helena imbarcavano anch’essi otto cannoni da 127 mm, però del nuovo modello lungo 38 calibri e raggruppati su quattro impianti binati in installazione completamente chiusa (17), tale da fornire maggiori sicurezza e protezione per armieri e serventi.

Il Savannah (CL-42), successivamente al grave danneggiamento dell’11 settembre 1943, fu ricostruito all’arsenale di Philadelphia e imbarcò quattro impianti binati da 127/38 Mk 32 in sostituzione dei pezzi singoli da 127/25; al fine di migliorarne la stabilità, il Savannah fu anche dotato di controcarene che – incrementando la larghezza – ne riducevano la velocità ma garantivano nel contempo anche una migliore protezione nei confronti delle offese subacquee (18).

Le dotazioni elettroniche – inizialmente assenti su tutti i “Brooklyn” – iniziarono a venire imbarcate nel 1941/42 e, sul finire del conflitto, comprendevano un radar di scoperta aerea SK o SK-2, vari radar di navigazione e scoperta navale, impianti di direzione del tiro Mk 13 (per l’armamento principale) e Mk 12 (per le armi da 127/38) e “colonnine” Mk 51 a cui erano asserviti gli impianti “Bofors” da 40 mm (19).


L'incrociatore Tamandaré (ex U55 St. Louis - CL-49) nel 1951-52, poco dopo il trasferimento alia Marina del Brasile (Rielaborazione digitale di una tavola di A.B. Chesley, tratta da Friedman, N. e Sumrall, R., U55 Helena CL-50 - Battle Damage Report n° 1, op. cit. in bibliografía).

Classe "Brooklyn", 1945. 1) Vista laterale di Brooklyn, Philadelphia, Nashville, Phoenix, Boise e Honolulú; 2) St. Louis (similare I'Helena, affondato nel 1943) (bis. A. Nani).

Incrociatori leggeri classe "Brooklyn" - dati tecnici

Dislocamento (t): standard: 10.090 / 10.300; 10.440 (Helena e St. Louis) in carico normale: 11.850 ; a pieno carico: 12.500 / 12900
Lunghezza (m): 182,9 al gallegg.; 185,4 fuori tutto
Larghezza (m): 18,7
Immersione (m): 7,3
 App. motore: 8 caldaie "Babcock & Wilcox" (su Nashville, Philadelphia e Savannah'- 2 caldaie "Babcock & Wilcox" e 6 Bethlehem); 4 gruppi turboriduttori "Parsons"; 100.000 hp
Velocità max: 32,5 nodi
Combustibile (t): 2.084 / 2.245 tonn
Autonomia: 14.500 miglia a 15 nodi
Armamento (mm): (1940/1941) 15 cannoni da 152/47 (III x 5), 8 cannoni da 127/25 (1x8- Helena e St. Louis: II x 4), 8 mtg da 28 mm (IV x 2); 8 mtg da 12,7 mm (I x 8) (1945): idem per 152 e 127 mm; 16/24 mtg da 40/56 (IV x 4 + II x 4); 20/26 mg da 20/70 (I x 20/26) 2 catapulte e 4/6 aerei
Protezione (mm): Verticale max 127; orizz. max: 76; torri 152 mm: 127 mm
Equipaggio: 1.200 uomini
Nota: per le variazioni dell'armamento successivamente al trasferimento alle Marine del Brasile, dell'Argentina e del Cile, si veda il testo dell'articolo.

 

Incrociatori classe "Brooklyn" trasferiti a Marine sudamericane
Marinha Nome e.i.s. Radiazione o perdita Note
Marinha do Brasil Barroso - (ex Philadelphia CL-41)

Tamandarè (ex St. Louis CL-49)

10-1-1951

10-1-1951

15-V-1973

12-IV-1976

Demolito a Santos, 1974

Aff. il 24-VIII-1980, durante il rimorchio verso Hong-Kong per la demolizione

Armada Republica Argentina (ARA) Diecisete de Octubre/ General Belgrano dal 1957 (ex Phoenix CL-46)

Nueve de Julio (ex Boise CL-47)

IV-1951

IV-1951

2-V-1982

1977

Aff. dal sottomarino HMS Conqueror - Guerra delle Falkland

Demolito in Giappone nel 1978

Armada de Chile Prat  Chacabuco dal 1982 (ex Nashville CL-43)

O'Higgins (ex Brooklyn CL-40)

4-1-1951

4-1-1951

20-IV-1983

27-IX-1991

Dem. a Kaohshiung, Taiwan, 1984

Dem. in Gran Bretagna nel 1992

Attività operativa – 1941/1945

L’incrociatore Nueve de Julio nei primi anni Cinquanta. Si noti, sull’albero prodiero, l’antenna del radar statunitense “SK” – ancora risalente al periodo bellico – e, a poppa, l’elicottero “S.55” della “Aviacion Naval”. (g.c. www.histarmar.com.ar/)

I nove “Brooklyn” entrarono in servizio in poco più di un anno e mezzo: la prima unità ad essere consegnata all’U.S. Navy fu il Philadelphia, il 23 settembre 1937, e l’ultima il St. Louis, il 19 maggio 1939. Precedentemente all’entrata in guerra degli Stati Uniti, tutte le unità furono utilizzate nella normale attività di squadra, tanto nell’Atlantico quanto nel Pacifico; tra il 23 maggio e il 3 giugno 1939, il Brooklyn operò come nave-comando durante le complesse operazioni del recupero di parte dell’equipaggio del sommergibile Squalus (SS-192), affondato sei miglia al largo delle Isles of Shoals, sulla costa del New Hampshire.

Una interessante vista del ponte di coperta, verso prora, del Nueve de Julio nei primi anni Sessanta, (g.c. www.histarmar.com.ar/)
Arsenale di Puerto Belgrano, fine anni Cinquanta. Lavori di manutenzione sulla torre sopraelevata poppiera da 152 mm del Nueve de Julio. La piastra di corazzatura che chiude il cielo della torre è stata rimossa e, per mezzo di una gru, si provvede alla movimentazione – probabilmente – del blocco di cullata del cannone centrale. (g.c. www.histarmar.com.ar/)

A rotazione, alcuni “Brooklyn” furono utilizzati in Atlantico per la scorta a convogli diretti in Gran Bretagna durante il periodo della neutralità statunitense e, il 7 dicembre 1941, Phoenix, Honolulu, St. Louis ed Helena si trovavano dislocati a Pearl Harbor facendo parte della U.S. Pacific Fleet. Nel corso dell’attacco giapponese, il solo Helena (che si trovava ormeggiato a fianco del posamine Oglala, in una posizione solitamente occupata dalla corazzata Pennsylvania, all’epoca in bacino) riportò gravi danni, essendo stato colpito da un siluro (passato al di sotto dell’Oglala) sganciato da un velivolo giapponese. Dopo un lungo ciclo di lavori, l’Helena  poté rientrare in squadra solamente dopo l’estate del 1942.

Nel corso di tutto il 1942, numerosi “Brooklyn” operarono nel Pacifico in un periodo concitato e difficile per la Marina e le forze armate americane: a maggio, il Nashville fu dislocato nella zona di Dutch Harbor (Alaska) al fine di contrastare i movimenti navali giapponesi nella zona e – analogamente – il St. Louis fu destinato a Kodiak per effettuare sortite contro il traffico convogliato nemico in quell’area.

In precedenza, il Nashville era stato inquadrato nella “Task Force 16” comprendente le portaerei Hornet ed Enterprise: il 18 aprile il gruppo operativo raggiunse un punto situato 500 miglia a levante delle coste giapponesi e da bordo della Hornet vennero fatti decollare i bombardieri B-25 che, al comando del t.col. James Doolittle, effettuarono la nota missione di bombardamento di Tokio e di altri obiettivi sul territorio metropolitano nipponico (20).

Nel 1942, tuttavia, l’utilizzo più intensivo dei “Brooklyn” fu concentrato nel Pacifico sud-occidentale, soprattutto a partire da agosto, quando iniziò la lunga e sanguinosa campagna di Guadalcanal. Tra le numerose azioni che, in quel periodo, videro protagonisti i “Brooklyn”, ricordiamo la battaglia di Capo Esperance (18 settembre 1942, a cui prese parte il Boise) e la successiva battaglia dell’isola di Rennel (11 ottobre), nel corso della quale le precise salve dell’Helena affondarono l’incrociatore pesante Furutaka e il cacciatorpediniere Fubuki.

L’impiego dei “Brooklyn” nelle acque delle isole Salomone proseguì anche nel 1943 e, nella notte tra il 5 e il 6 luglio, durante lo scontro noto come “battaglia del Golfo di Kula” l’Helena fu affondato da tre siluri lanciati dai cacciatorpediniere giapponesi Suzukaze e Tanikaze (21). Pochi giorni dopo, nel corso della battaglia di Kolombangara (11 luglio), Honolulu e St. Louis (insieme all’incrociatore neozelandese Leander) vendicarono la perdita dell’Helena affondando – nel corso di un breve scontro – l’incrociatore leggero giapponese Jintsu.

Brooklyn, Philadelphia e Savannah presero parte agli sbarchi in Africa settentrionale del novembre 1942 bombardando – rispettivamente – postazioni di Vichy a Fedhala, Safi e Kasba nel Marocco francese

A luglio del 1943 le stesse unità, con l’aggiunta del Boise, effettuarono numerosi bombardamenti controcosta durante gli sbarchi in Sicilia e le successive fasi dell’avanzata alleata verso lo stretto di Messina (22). Philadelphia e Savannah presero parte allo sbarco di Salerno dell’8 settembre 1943; l’11 settembre, il Savannah fu colpito da una bomba radioguidata tedesca che perforò la scudatura della torre “3”, esplodendo nel sottostante deposito di munizioni. I danni furono ingenti e a bordo si contarono 197 morti tra gli uomini dell’equipaggio, ma (grazie anche al notevole addestramento delle squadre controllo danni) il Savannah – assistito da due rimorchiatori – riuscì a rientrare a Malta. Successivamente, fu sottoposto a un lungo periodo di lavori al termine del quale, dopo otto mesi, rientrò in servizio estesamente modificato.

Brooklyn e Philadelphia furono impiegati anche durante gli sbarchi ad Anzio (gennaio/febbraio 1944) e in Provenza (agosto 1944); il 21 agosto, in particolare, a bordo del Philadelphia il comandante dell’unità accettò la resa dei reparti germanici dislocati sulle isole di Pomeques, Ratonneau e del Chateau d’If nella baia di Marsiglia.

Venute meno le più pressanti esigenze nelle acque europee, i “Brooklyn” operarono ancora nel Pacifico e in Estremo Oriente sino alla fine del conflitto. Nashville, Phoenix, Boise e Honolulu presero parte ai complessi movimenti navali della battaglia di Leyte (ottobre 1944); il 20 ottobre l’Honolulu fu colpito da un siluro lanciato da un aereo giapponese e le necessarie riparazioni si protrassero sino all’agosto 1945, mentre il successivo 13 dicembre il Nashville fu danneggiato da un kamikaze al largo delle Isole Negros (nei pressi delle Filippine). Rientrato in squadra dopo un ciclo di lavori di raddobbo, il Nashville fece a tempo – insieme al St. Louis – a essere presente a Shanghai, all’atto della liberazione della città dall’occupazione giapponese (13 settembre 1945).

Va anche ricordato un impiego “diplomatico” che vide coinvolte due unità della classe: a gennaio del 1945, quando il Savannah scortò l’incrociatore pesante Quincy (CA-39) a bordo del quale imbarcava il presidente Roosevelt diretto a Yalta, e a luglio del 1945 quando – analogamente – il Philadelphia scortò l’incrociatore pesante Augusta (CA-31) che trasportava il neo-presidente Truman in Europa, per prendere parte alla conferenza di Potsdam.

Al termine del secondo conflitto mondiale, gli otto “Brooklyn” furono tutti trasferiti nella Flotta della Riserva. L’Honolulu fu radiato nel 1947 e demolito nel 1949 mentre il Savannah (la cui ricostruzione aveva consentito di aggiornarne l’elettronica e l’armamento quasi allo standard dei successivi “Cleveland”), passò in disarmo il 1° marzo 1959 e venne infine demolito nel 1966. Per le altre sei unità stava invece per iniziare una lunga “seconda vita”, sicuramente non prevista al momento della loro entrata in servizio, nelle acque del Sud America.

 Unità brasiliane

Philadelphia (CL-41) e St. Louis  (CL-49), all’atto del trasferimento alla “Marinha do Brasil” (10 gennaio 1951), ricevettero i nomi di Almirante Barroso e Almirante Tamandarè, semplificati – con un provvedimento amministrativo della Marina del 17 maggio successivo – in Barroso e Tamandarè (23).

Arsenale di Philadelphia, 27 marzo 1951. Marinai brasiliani al lavoro sull’incrociatore Barroso (ex USS Philadelphia, CL-41), impegnati nel ripristino di un impianto binato “Bofors” da 40 mm. Sullo sfondo, un incrociatore pesante tipo “Astoria” e una portaerei di scorta, entrambi “naftalinizzati” e facenti parte della Flotta della Riserva. (Foto Naval Historical Center 80-G-708174)

Nel corso del ciclo di lavori che – all’arsenale di Philadelphia – avevano preceduto la cessione dei due incrociatori al Brasile, le catapulte erano state sbarcate, ma le grandi dimensioni dell’hangar consentivano comunque l’imbarco di due/tre elicotteri (originariamente del tipo Sikorsky H-19 [o S-55]); anche sulle unità cedute all’Argentina e al Brasile, una volta eliminate le catapulte, fu possibile l’impiego di velivoli ad ala rotante, un fatto sicuramente pionieristico – all’epoca – tra le Marine dell’America latina.

Nel corso degli anni, le due unità non subirono modifiche di rilievo, e i principali aggiornamenti riguardarono l’elettronica di bordo: sul finire della loro attività operativa, Barroso e Tamandarè  imbarcavano vari radar di provenienza americana, tra cui un AN/SPS-4 per la ricerca di superficie e un AN/SPS-6C per la ricerca aerea. Furono anche potenziati le apparecchiature radio e i sistemi di ausilio alla navigazione poiché i due incrociatori erano spesso utilizzati come sedi di comandi complessi; in particolare, nei primi anni Sessanta si procedette a un radicale rimodernamento delle Centrali Operative Combattimento e dei sistemi di comando, comunicazione e controllo ad esse collegate.

Sul finire degli anni Cinquanta, i tavolati in teak della coperta delle due unità furono rimpiazzati con pannelli di materiale plastico su cui era stata applicata una vernice antisdrucciolo.

Il Barroso in navigazione verso la metà degli anni Sessanta. (g.c. Serviço de Documentaçao da Marinha, Rio de Janeiro)

Tra il 1952 e il 1953 il Barroso svolse un’intensa attività addestrativa nelle acque nazionali, e a giugno del 1953 partecipò, a Spithead, alla parata navale tenuta in occasione dell’incoronazione della regina Elisabetta II d’Inghilterra. Anche negli anni Sessanta il Barroso continuò ad operare nel corso di numerose esercitazioni con le altre unità della flotta brasiliana; a ottobre del 1964 stazionò nel porto di Rio de Janeiro in occasione della visita in Brasile dell’incrociatore francese Colbert.

Il 14 agosto 1967 una serie di avarie nella sala macchine AV causarono l’esplosione delle turbine di bassa pressione e di marcia indietro dell’asse esterno di dritta: nell’incidente perirono undici uomini dell’equipaggio (tra cui il direttore di macchina) e l’unità dovette essere sottoposta ad un lungo ciclo di lavori di riparazione.

Dopo aver partecipato, nel 1970, alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’indipendenza del Brasile, il Barroso passò in riserva a maggio del 1973, venendo radiato a novembre dello stesso anno. Il vecchio incrociatore fu smantellato in un cantiere di demolizione di Bairro de Vicente de Carvalho, nelle vicinanze del porto di Santos.

L’attività del Tamandarè fu del tutto analoga, e l’incrociatore fu inizialmente utilizzato in missioni operative e di “presenza navale” della squadra brasiliana, come pure per l’addestramento di cannonieri, personale tecnico e dei cadetti dell’Accademia Navale.

A novembre del 1955 il Tamandarè giocò un ruolo di una certa importanza, quando – durante il tentativo di colpo di stato organizzato dal ministro della guerra generale Henrique Teixera Lott – evacuò da Rio de Janeiro numerose personalità civili e militari sotto il fuoco delle locali batterie costiere e del forte di Copacabana, cadute in mano agli insorti.

A giugno del 1961 – insieme ai cacciatorpediniere Araguari e Parà – fu dislocato a Recife, ove gli equipaggi delle tre unità furono impiegati nel mantenimento dell’ordine pubblico, turbato da manifestazioni e scontri tra avverse fazioni politiche della popolazione locale. A novembre dello stesso anno, insieme alla portaerei Minas Gerais, prese parte ad una serie di manovre congiunte con alcune unità della Royal Navy, per l’occasione dislocate nell’Atlantico meridionale.

L’incrociatore Tamandarè alla fonda davanti a Rio de Janeiro sul finire degli anni Sessanta. (g.c. Serviço de Documentaçao da Marinha, Rio de Janeiro)

Gli anni successivi furono sicuramente più tranquilli e il vecchio incrociatore, ormai destinato a compiti di seconda linea, tra il 1962 e i 1972 fu impiegato soprattutto nell’ambito di crociere addestrative per i cadetti e gli aspiranti delle prime classi dell’Accademia Navale brasiliana.

Passato in disarmo nel 1976, il Tamandarè fu venduto per la demolizione a un cantiere di Hong Kong, ma – mentre ne era in corso il rimorchio verso la sua destinazione finale – affondò il 24 agosto 1980, durante una forte burrasca, al largo del Capo di Buona Speranza. 

Unità argentine

Nell’immediato dopoguerra, l’ascesa al potere di Juan Domingo Peròn portò a una nuova impostazione della politica estera argentina, in particolare nei confronti delle relazioni con gli Stati Uniti che, in pochi anni, diventarono uno dei principali “partner” politico-economici del paese. In questo ambito, sulla base del “Mutual Defense Assistance Act”, il governo di Buenos Aires divenne beneficiario di consistenti aiuti militari che, in campo navale, si concretizzarono nella cessione di un numeroso gruppo di unità (24), tra cui spiccavano i due “Brooklyn” Phoenix (CL-46) e Boise (CL-47).

I due incrociatori, immessi in servizio con l’ARA nell’aprile del 1951, assunsero – rispettivamente – i nomi di Diecisiete de Octubre e Nueve de Julio: le due date ricordavano il 17 ottobre 1945 (ossia il giorno di inizio della sollevazione popolare che portò alla scarcerazione di Peròn e – in seguito – alla sua presidenza), e il 9 luglio 1816, storica data della dichiarazione d’indipendenza dell’Argentina dall’impero spagnolo. Tuttavia, la caduta del regime peronista portò – tra le sue numerose conseguenze – anche al cambio del nome del Diecisiete de Octubre che, nel 1957, ricevette il nuovo nome di General Belgrano (25), con il quale sarebbe tragicamente passato alla storia un quarto di secolo più tardi.

Nel corso dell’attività operativa con l’ARA, Nueve de Julio e General Belgrano non furono sottoposti a particolari lavori di modifica o ammodernamento anche se, nel tempo, gli apparati radar e le dotazioni elettroniche furono aggiornati o sostituiti. In particolare, verso la metà degli anni Settanta, sull’albero prodiero del General Belgrano venne installata la grossa antenna di un radar di scoperta aeronavale di produzione olandese modello “LW-03”.

Va ricordato, tuttavia, che il General Belgrano fu la prima unità argentina ad imbarcare un sistema missilistico quando – nel 1967 – ai lati del blocco plancia-timoneria furono installati due lanciatori quadrupli per missili antiaerei a breve raggio Short “Seacat”, di produzione britannica (26). Inoltre, talune evidenze fotografiche sembrerebbero confermare il fatto che, tra il 1979 e il 1981, il Belgrano ebbe in dotazione (probabilmente a scopo sperimentale) uno o forse due contenitori/lanciatori per missili antinave MM-38 “Exocet” di produzione francese: un’arma che, in particolare nella versione lanciabile da aerei da combattimento, avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella Guerra delle Falkland del 1982.

Le mitragliere antiaerei da 20 mm furono sbarcate da dai due incrociatori già sul finire degli anni Cinquanta e, analogamente, nel tempo fu ridotto il numero delle mitragliere “Bofors” da 40/56: nei primi anni Settanta, Nueve de Julio e General Belgrano disponevano ormai solamente di quattro impianti binati di questo tipo.

Il General Belgrano sul finire degli anni Cinquanta. L’unità imbarca ancora il vecchio radar di scoperta “SK” di produzione bellica; si noti che sono già stati sbarcati numerosi impianti di mg antiaerei “Bofors” da 40 mm e tutte le mg “Oerlikon” da 20 mm. (g.c. www.histarmar.com.ar/) La centrale di propulsione del General Belgrano in una foto dei primi anni Sessanta. (g.c. www.histarmar.com.ar/)

Entrambe le unità furono intensamente impiegate nell’attività addestrativa e di squadra dell’ “Armada Republica Argentina”, dato che – a partire dal 1960 – la radiazione dei “Rivadavia” (già avvenuta da un decennio) e dei “25 de Mayo” – aveva ridotto il nucleo principale di unità di superficie dell’ARA a tre sole unità: il vecchio incrociatore-scuola La Argentina (costruito in Gran Bretagna nel 1936-39) e, per l’appunto, i due “Brooklyn” ricevuti nel 1951.

Gli incrociatori General Belgrano (in primo piano) e Nueve de Julio, nel 1975/76, all’ormeggio nella base navale di Puerto Belgrano. (g.c. www.histarmar.com.ar/)

Nel 1955, il Diecisete de Octubre (27) si rese protagonista di uno dei più significativi eventi della cosiddetta “Revoluciòn Libertadora”, che portò alla caduta del governo di Juan Domingo Peròn. Il 16 settembre 1955, difatti, al comando del c.v. (Capitàn de Navìo) Carlos Bruzzone fu tra le unità i cui equipaggi si sollevarono contro il regime nella base di Puerto Belgrano. Una volta lasciato l’arsenale, il Diecisiete de Octubre fece rotta verso Mar del Plata, ove anche la locale base sommergibili venne assicurata alla causa degli insorti; il comando del Diecisiete de Octubre fece pervenire un ultimatum alle ultime sacche di resistenza peronista a La Plata, e la minaccia di un bombardamento navale da parte dell’unità portò, il 21 settembre, alle dimissioni di Peròn e del governo, nonché all’insediamento di una nuova giunta militare.

Buenos Aires, 18 settembre 1955. Il contrammiraglio Isaac Francisco Rojas sbarca dal Diecisiete de Octubre al termine dei movimenti navali che hanno visto l’unità prendere parte alla rivolta che ha portato alla caduta del regime peronista. Pochi giorni dopo, Rojas diventerà vice-presidente nella giunta militare, diretta dal generale Lonardi, che ha sostituito Juan Domingo Peròn alla guida dell’Argentina. Poco meno di due anni dopo, il Diecisiete de Octubre riceverà il nuovo nome di General Belgrano. (g.c. www.histarmar.com.ar/)

Usurato da un lungo e ininterrotto periodo di servizio, il Nueve de Julio passò in disarmo nel 1977 e fu subito venduto per la demolizione. Tuttavia, la radiazione dell’unità (unitamente a quella del La Argentina, avvenuta nel 1974) lasciò l’ARA con una sola unità maggiore nel momento della cosiddetta “Crisi del Canale di Beagle” con il Cile (1978): la disputa su alcune zone confinarie nella Terra del Fuoco, poi fortunatamente risolta per via diplomatica, vide – in campo navale – i 15 pezzi da 152 mm del General Belgrano contrapposti ai ben 37 del medesimo calibro schierati in quel momento dalla Marina cilena (i trenta dei due “Brooklyn” Capitan Prat  e O’Higgins, oltre ai sette del’Almirante Latorre, ex-Gota Lejon).

Il General Belgrano a Ushuaia nei primi mesi del 1982, nell’imminenza dello scoppio del conflitto delle Falkland/Malvinas. (g.c. www.histarmar.com.ar/)

Durante la Guerra delle Falkland le unità navali argentine non ricoprirono un ruolo di rilievo, anche in ragione della superiorità quantitativa e qualitativa delle forze navali britanniche dislocate nell’Atlantico meridionale (28). Venne comunque decisa la sortita di un gruppo operativo, costituito dal General Belgrano e dai cacciatorpediniere Bouchard  e Piedra Buena, che lasciò la base di Ushuaia negli ultimi giorni di aprile del 1982; verificata l’impossibilità di ingaggiare o anche solo avvicinare le unità inglesi, le tre unità argentine invertirono la rotta per rientrare nelle acque nazionali.

2 maggio 1982, acque dell’Atlantico meridionale. Una drammatica immagine del General Belgrano in affondamento, 220 miglia a ponente delle Falkland. Si noti che la prora dell’unità (che è stata colpita da due siluri del sottomarino britannico HMS Conqueror), ha ceduto stratturalmente, piegandosi verso il basso. Un analogo danno fu subito, durante la seconda guerra mondiale, dall’Honolulu e dall’Helena (a loro volta colpiti da siluri nei quartieri prodieri), a riprova – probabilmente – di una certa qual debolezza strutturale dei “Brooklyn” nella porzione anteriore dello scafo. (g.c. www.histarmar.com.ar/)

Il 2 maggio 1982, mentre il gruppo navale dirigeva verso Ovest alla velocità di 10 nodi, circa 220 miglia a ponente delle Isole Falkland il General Belgrano fu silurato dal sottomarino nucleare d’attacco britannico HMS Conqueror (S-48) che colpì con due siluri la vecchia unità (29). Dopo aver perso la prora, il General Belgrano affondò in 45 minuti, con la perdita di 321 uomini dell’equipaggio. Scompariva così nelle acque dell’Atlantico Meridionale uno degli ultimi veterani dell’attacco a Pearl Harbor, per il quale era anche stata ventilata la possibilità – qualora ne fosse avvenuta la radiazione – di un suo ritorno negli Stati Uniti per la successiva trasformazione in nave-museo (30). 

Unità cilene

Contemporaneamente alle Marine del Brasile e dell’Argentina, anche l’ “Armada de Chile” ricevette due “Brooklyn”: l’unità capoclasse Brooklyn (CL-40) e il Nashville (CL-43), che ricevettero – rispettivamente – i nuovi nomi di O’Higgins e Prat (31). I nomi delle due unità, già assegnati in passato ad altre navi cilene, ricordavano le figure di Bernardo O’Higgins Riquelme (1778-1842, eroe dell’indipendenza cilena insieme a Josè de San Martin) e di Augustìn Arturo Prat Chacòn (1848-1879, caduto alla battaglia navale di Iquique, durante l’arrembaggio del monitor peruviano Huàscar).

Arsenale di Philadelphia, 12 luglio 1951. La partenza dell’incrociatore O’Higgins (ex USS Brooklyn, CL-40), al termine dei lavori di ripristino successivi al trasferimento dell’unità alla Marina cilena, avvenuto amministrativamente il 4 gennaio precedente. (g.c. Direcciòn de Comunicaciones de la Armada, Santiago del Cile)

Sulla base del “Mutual Defense Assistance Act”, le due unità furono acquistate dal Cile con una apposita “legge navale”, denominata per l’appunto “Ley de Cruceros”; il trasferimento e l’acquisizione delle due unità furono curati dal c.amm. Immanuel Holger.

Copertina della nota n. 2172 del Dipartimento di Stato con cui – il 4 gennaio 1951 – gli Stati Uniti trasferivano al Cile la proprietà del Brooklyn (CL-40) e del Nashville (CL-43) in base al “Mutual Defense Assistance Act”. (Fonte: United Nations Treaty Collections”  (http://untreaty.un.org/unts/1_60000/4/35/00007751.pdf)

In analogia con gli altri “Brooklyn” trasferiti in Sud America, le due unità cilene non furono sottoposte a particolari modifiche o ammodernamenti; tuttavia, nel 1957 O’Higgins e Prat tornarono negli Stati Uniti per un ciclo di lavori nel corso del quale furono sostituite numerose componenti dell’elettronica, procedendo nel contempo anche all’imbarco di radar di scoperta aerea e navale di moderna concezione. Sino ad allora, ad esempio, i due incrociatori imbarcavano ancora il vecchio radar di scoperta aerea SK-2, entrato in servizio con l’U.S.Navy nel 1944-45.

L’O’Higgins in navigazione nelle acque di Valparaiso il 10 settembre 1951. Ad esclusione dello sbarco delle catapulte, l’aspetto dell’unità è – sostanzialmente – quello dell’ultimo periodo bellico. (g.c. Direcciòn de Comunicaciones de la Armada, Santiago del Cile)

Nel corso di una lunga attività operativa, entrambe le unità parteciparono a esercitazioni congiunte con altre Marine sud-americane e con la stessa U.S. Navy, venendo anche impiegate, sul finire della loro carriera, per l’addestramento di ufficiali ed equipaggi.

Il 1° aprile del 1971, il Prat entrò in collisione con il cacciatorpediniere Cochrane riportando gravi danni, con il conseguente allagamento di un locale caldaie. L’unità riuscì a rientrare con i propri mezzi all’arsenale di Talcahuano, ove fu sottoposta a un lungo ciclo di lavori di riparazione.

Ad aprile del 1982, l’ “Armada de Chile” acquistò in Gran Bretagna il cacciatorpediniere lanciamissili HMS Norfolk che – una volta immesso in servizio – ricevette il nome di Capitan Prat. Di conseguenza, il nome del vecchio, omonimo incrociatore fu mutato in Chacabuco (32). Ad aprile del 1983 il Chacabuco passò in disarmo e fu venduto a un cantiere di demolizione di Taiwan.

L’incrociatore O’Higgins verso la metà degli anni Cinquanta. Si noti il radar di scoperta aerea “SK-2”, all’epoca ancora imbarcato anche sugli incrociatori italiani Giuseppe Garibaldi e Duca degli Abruzzi. (g.c. Direcciòn de Comunicaciones de la Armada, Santiago del Cile)

Il 12 agosto 1974, durante una navigazione sottocosta nella Patagonia cilena, l’incrociatore O’Higgins urtò uno scoglio non segnalato e, nel conseguente incaglio, subì danni gravissimi: lo scafo risultò squarciato per una settantina di metri, e l’unità imbarcò più di 2.500 tonn d’acqua. Tutti i locali dell’apparato motore furono allagati e l’O’Higgins si trovò completamente privo di potenza motrice ed energia elettrica.

La Marina cilena si mobilitò per il salvataggio dell’O’Higgins e le prime, urgenti riparazioni vennero condotte in loco dagli specialisti di unità soccorso e ausiliarie; alla metà di settembre l’O’Higgins riuscì a raggiungere con i propri mezzi l’arsenale di Talcahuano e il completamento dei lavori di riparazione richiese più di un anno.

L’O’Higgins in bacino, probabilmente nella base di Talcahuano, nei primi anni Sessanta. (g.c. Direcciòn de Comunicaciones de la Armada, Santiago del Cile)

L’O’Higgins – ancorchè adibito, nel tempo, a compiti addestrativi e stazionari – restò in servizio sino al 1991; dopo la sua radiazione, fu venduto al cantiere britannico Incom Shiptrade Ltd. che, nel 1992, procedette al rimorchio in Gran Bretagna dell’unità, e alla sua demolizione.

L’O’Higgins nei primi anni Ottanta; la colorazione mimetica dell’unità prevedeva l’applicazione di ampie bande azzurre e blu sul bianco sporco di fondo. (g.c. Direcciòn de Comunicaciones de la Armada, Santiago del Cile)

Uno degli aspetti più interessanti – e meno noti – dell’attività dei due “Brooklyn” cileni è dovuto al fatto che, a partire dalla metà degli anni Settanta e sino alla loro radiazione, entrambe le unità furono verniciate con una vistosa colorazione mimetica a toni di bianco, grigio e blu. Analoghi “camouflages” contraddistinguevano, in quel periodo, anche le altre unità maggiori della Marina cilena, compresi l’incrociatore Almirante Latorre nonché caccia e fregate di più moderna costruzione. L’applicazione di una colorazione mimetica non era – tuttavia – del tutto anacronistica, in ragione della particolare conformazione dell’ambiente naturale in cui si trova ad operare la Marina cilena: una costa frastagliata, ricca di isole, insenature e canali, tale da consigliare, anche nell’era dell’automazione e dell’elettronica, l’applicazione di livree mimetiche su unità destinate ad essere utilizzate sottocosta e nelle particolari condizioni di luce dell’inverno australe (33).

 

  Fine anni Settanta. Gli incrociatori Almirante Latorre (ex-svedese Gota Lejon), Prat (ex USS Nashville) e O’Higgins (ex USS Brooklyn) mimetizzati con schemi molto simili alle “Measures” 32 e 33 della seconda guerra mondiale. (g.c. Direcciòn de Comunicaciones de la Armada, Santiago del Cile)

Una fotografia che, a discapito della data in cui è stata scattata (febbraio 1980), sembra provenire direttamente dagli anni della seconda guerra mondiale: l’O’Higgins, un caccia tipo “Fletcher” e un rimorchiatore classe “Cherokee” (tutte unità ex-statunitensi dell’epoca bellica) mimetizzati e ormeggiati “a pacchetto” a Puerto Montt nel “Seno de Reloncavì”. (Fonte: http://base.mforos.com/733984/4266549-la-escuadra-camuflada/?pag=2)

Fine anni Settanta / inizio anni Ottanta. Il grosso della squadra navale cilena – interamente composto da unità mimetizzate – in navigazione nel Pacifico meridionale. In primo piano l’incrociatore Almirante Latorre seguito dal Prat (a sinistra) e dall’O’Higgins (a destra); di poppa a questi ultimi i cacciatorpediniere Almirante Riveros e Almirante Williams seguiti da due fregate tipo “Leander” e da cacciatorpediniere tipo “Fletcher” e “Gearing” ex-statunitensi. Sullo sfondo, la cisterna Araucano. (g.c. Direcciòn de Comunicaciones de la Armada, Santiago del Cile) Tiri delle artiglierie da 152 mm dell’OHiggns durante un’esercitazione, sul finire degli anni Sessanta. (g.c. Direcciòn de Comunicaciones de la Armada, Santiago del Cile)
Colorazione mimetica dell’incrociatore cileno O’Higgins, ca. 1975-1991. (Tavola di Paola Zaio) Colorazione mimetica dell’incrociatore cileno Prat, ca. 1975-1983. (Tavola di Paola Zaio)

* * *

Come si è visto, l’ultimo dei sei “Brooklyn” sudamericani, l’O’Higgins cileno (già USS Brooklyn), terminò la sua lunga carriera sezionate dalle fiamme ossidriche di un cantiere di demolizione britannico nel 1992, a ben 56 anni dal varo: quasi un record per una unità della sua epoca e della sua categoria. La sua scomparsa segnò, per le Marine sudamericane che avevano armato queste navi, la conclusione di un’epoca durata oltre quarant’anni ed entrata ormai definitivamente nella loro storia. 

                                                                                                                      Maurizio Brescia 

L’autore e “STORIA militare” desiderano ringraziare, per la collaborazione prestata fornendo fotografie e altro materiale documentale:

- Carlos Mey (Martinez, Argentina), curatore del sito internet www.histarmar.com.ar/, sicuramente il più completo ed  esaustivo sulla storia e le unità della Marina argentina.

- Direcciòn de Comunicaciones de la Armada, Santiago del Cile

- Marcia Prestes Taft, del Servico de Documentacao da Marinha (SDM), Rio de Janeiro, Brasile

 Note

(1)   Tra le più importanti realizzazioni “autonome”, vanno ricordate sei fregate tipo “Meko 140” della Marina argentina (realizzate tra il 1980 e il 2004), quattro sommergibili tipo “209” e sette fregate di varie classi per la Marina brasiliana (1975-2007), due fregate tipo “Lupo” per la Marina peruviana (1976-1984).

(2)   Dislocamento oltre 20.000 tonn, armate con 12 cannoni da 305/45 e 14 da 120/50 e radiate all’inizio degli anni cinquanta.

(3)   Si trattava della ex-britannica Canada, già in costruzione per l’ “Armada de Chile”, requisita poco dopo l’inizio della Grande Guerra e infine consegnata al Cile al suo termine: dislocamento 32.000 tonn a p.c., armata con 10 cannoni da 356 mm in cinque torri binate e radiata sul finire degli anni Cinquanta. Vds., in proposito: M. Brescia, Le navi da battaglia britanniche della Grande Guerra, in “STORIA militare” n° 114 (marzo 2003).

(4)   In questo particolare settore si è recentemente inserita la Francia, con la cessione al Brasile – nel 2001 – della portaerei Foch, che è entrata in servizio con la “Marinha do Brazil” assumendo il nuovo nome di Sao Paulo.

(5)   Successivamente, tra il 1973 e il 1976, la Marina peruviana acquisì i due incrociatori olandesi De Ruyter e De Zeven Provincien, ridenominandoli Aguirre e Almirante Grau. Nell’occasione, il vecchio Almirante Grau (ex Newfoundland), assunse il nuovo nome di Capitan Quiñones. Mentre l’Aguirre  è stato radiato nel 1998, l’Almirante Grau risulta tutt’ora (2008) in attività. In ultimo, va anche ricordato che tra il 1971 e il 1984 la Marina cilena ha avuto in servizio l’incrociatore Almirante Latorre, ex-svedese Gota Lejon del 1943-1947.

(6)   M. Brescia, 25 de Mayo e Almirante Brown, in “STORIA militare” n. 168 (settembre 2007).

(7)   L’approvazione della legge, presentata al Congresso il 25 luglio 1949 (cioè lo stesso giorno in cui gli U.S.A. ratificavano il “Patto Atlantico”), non seguì tuttavia un “iter” lineare. All’iniziale, ferma opposizione del senatore Arthur W. Vandenberg (repubblicano, del Michigan), fece seguito una serie di emendamenti e modifiche che – oltre a stabilire nel dettaglio i controvalori delle forniture militari per ciascun paese – lasciavano inizialmente al di fuori del programma di aiuti militari la Cina di Taiwan. Per contro, il “Mutual Defense Assistance Act” costituì la base di tutti i successivi, analoghi provvedimenti legislativi che, dalla guerra di Corea in avanti, sarebbero stati approvati con costante periodicità dal Congresso degli U.S.A.

(8)   Oltre agli Stati Uniti, i paesi firmatari del trattato sono Argentina, Bahamas, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Trinidad e Tobago, Uruguay e Venezuela. Il Messico non fa più parte del trattato dal 2004.

(9)   Vds.: M. Brescia, La “Mothball Fleet”, in “STORIA militare” n. 90 (marzo 2001)

(10) Una nona unità, l’USS Helena (CL-50), era andata perduta per cause belliche nel 1943.

(11) Le tre note – 2170, 2171 e 2172 del 4 gennaio 1951 – erano firmate dal Vice-Segretario di Stato Edward G. Miller e controfirmate, rispettivamente, dall’incaricato d’affari argentino Carlos A. Quiròs, dall’ambasciatore brasiliano Mauricio Nabuco e dall’ambasciatore cileno Félix Nieto del Rio. La firma delle note da parte di Miller è, probabilmente, dovuta al fatto che al vertice del Dipartimento di Stato era in corso il passaggio di consegne tra George Marshall e Dean Acheson (che si insediò nella carica di Segretario di Stato il successivo 21 gennaio). Gli originali dei documenti sono disponibili nel sito web delle Nazioni Unite “United Nations Treaty Collections” ai link http://untreaty.un.org/unts/1_60000/4/35/00007749.pdf, 7750.pdf e 7751.pdf.

(12) Mentre le potenze firmatarie del “primo trattato di Londra” – al pari del “trattato di Washington” – erano quelle vincitrici della prima guerra mondiale (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone), al “secondo trattato di Londra” aderirono solamente le prime tre, con una conseguente diminuzione dell’efficacia e dell’autorevolezza dell’accordo che, allo scoppio del secondo conflitto mondiale, avrebbe ovviamente visto scomparire la sua stessa ragione d’essere.

(13) Va ricordato che, nel 1939, i “Mogami” furono riequipaggiati con cannoni da 203/50 proprio per ottenere una certa qual superiorità delle quattro unità della classe nei confronti dei più numerosi “Brooklyn” statunitensi.

(14) Tuttavia, le linee della prora e dei masconi risultavano fortemente ispirate a quelle, analoghe, dei precedenti “Astoria”.

(15) Fecero eccezione i soli “large cruisers” tipo “Alaska”, le cui catapulte e i cui hangar si trovavano ai lati dell’unico fumaiolo. Le navi da battaglia tipo “North Carolina”, “South Dakota” e “Iowa” erano sprovviste di hangar.

(16) Gli ultimi incrociatori americani armati con pezzi da 152 mm erano stati i vecchi “Omaha”, il cui progetto risaliva al 1917/18. Vds.: M. Brescia, La classe “Omaha”, in “STORIA militare” n. 54 (marzo 1998).

(17) Si trattava, nella pratica, dei primi prototipi di quello che sarebbe divenuto l’onnipresente impianto binato da 127/38 Mk 32, imbarcato su un grandissimo numero di unità dell’U.S. Navy (e di altre Marine) anche per molti anni ancora dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Gli stessi impianti del St. Louis e dell’Helena equipaggiavano anche i coevi “destroyer leaders” tipo “Porter” e “Somers”.

(18) Anche se taluni autori (G. Giorgerini, Gli incrociatori della seconda guerra mondiale, op cit. in bibliografia, pag. 247) riportano che le controcarene furono applicate anche su Honolulu e Brooklyn, le evidenze fotografiche consultate non sembrerebbero confermare questa affermazione.

(19) Per una descrizione di questi apparati radar, si veda: M. Brescia, Radar navali 1939-1945, in “STORIA militare” n. 139 (aprile 2005).

(20) Il giorno precedente (17 aprile), il Savannah aveva affondato una nave pattuglia nipponica: questo evento, insieme alla distruzione di un’altra analoga unità da parte dei velivoli dell’Enterprise, fece perdere alla missione della “Task Forrce 16” un certo “effetto sorpresa”, rendendo necessario il decollo dei B-25 di Doolittle da una posizione praticamente al limite estremo del raggio d’azione dei velivoli.

(21) Il primo siluro colpì l’Helena sul lato sinistro, tra la torre “1” e la torre ”2”; gli altri due ordigni raggiunsero l’Helena – sempre sul lato sinistro – all’altezza dei locali dell’apparato motore. L’incrociatore, spezzato in due tronconi, affondò dopo che un quarto siluro lo aveva colpito, senza tuttavia esplodere.

(22) Si veda: T. Marcon, Il tiro navale d’appoggio nella campagna di Sicilia (parti 1a e 2a), in “STORIA militare” n. 55 e 56 (aprile e maggio 1998).

(23) Gli eponimi delle due unità erano l’ammiraglio Francisco Manoel Barroso da Silva (1804-1882), vincitore della battaglia di Riachuelo nella guerra tra Brasile e Paraguay (1864-1870), e il contrammiraglio Joaquim Marques Lisboa, Marchese di Tamandarè (1807-1897), comandante della squadra navale brasiliana durante il medesimo conflitto.

(24) 14 navi da sbarco tipo “LST”, due “LSM”, due navi officina, dieci motosiluranti tipo “Higgins”, oltre a unità minori, ausiliarie e dipartimentali.

(25) Il nome – tradizionale nell’onomastica navale argentina – era stato assegnato, in precedenza, al già ricordato incrociatore corazzato tipo “Garibaldi” (radiato nel 1947) e, prima ancora ad altre unità. Il generale Manuel Belgrano (1770-1820, il cui padre – ligure di nascita – si era trasferito in Sud America dopo la metà del Settecento) è il principale eroe della guerra d’indipendenza dell’Argentina nonché l’ideatore della bandiera nazionale.

(26) Si trattava di un primitivo e poco sofisticato sistema per la difesa aerea di punto, all’epoca imbarcato su numerose unità della Royal Navy. La rampa quadrupla veniva ricaricata manualmente, e l’assenza di un deposito missili automatizzato collegato alla rampa, come pure di complessi sottosistemi elettromeccanici, consentiva l’installazione del lanciatore anche su unità di vecchia costruzione, essendo necessario – in pratica – solo un adeguato spazio sul ponte o sulle sovrastrutture.

(27) Come ricordato, il cambio del nome in General Belgrano ebbe luogo due anni più tardi, nel 1957.

(28) Si veda, in proposito: N. De Felice, Il gioco delle alleanze durante il conflitto delle Falkland/Malvinas, in “STORIA militare” n. 73 (ottobre 1999).

(29) Un terzo ordigno sembra abbia raggiunto il caccia Bouchard, senza tuttavia esplodere.

(30) La perdita del General Belgrano, avvenuta nel corso dell’unico conflitto “moderno” in cui gli aspetti navali hanno avuto un ruolo realmente preponderante, si presta ad alcune considerazioni. Innanzitutto, va stigmatizzata la scelta, dovuta anche a ragioni di mero prestigio, di aver inviato una nave del 1939 (in evidente stato di usura, il cui apparato motore e il cui armamento erano ormai notoriamente soggetti a frequenti avarie) in una zona di guerra ove era nota la presenza di sottomarini d’attacco a propulsione nucleare. In questo ambito, il Belgrano detiene lo spiacevole primato di essere, ad oggi, l’unica unità affondata in combattimento da un SSN. Più in generale, l’effettivo “imbottigliamento” delle navi argentine (che, ad esclusione della sortita del Belgrano non effettuarono alcuna altra uscita di rilievo, restando all’ormeggio nelle loro basi) fu dovuto alla semplice presenza di poche unità subacquee di elevate prestazioni opportunamente posizionate tra le Falkland e la costa dell’America meridionale. Ciò conferma il giudizio che i battelli d’attacco nucleari o ad elevate caratteristiche subacquee – assieme alle grandi portaerei – sono le “capital ships” dei giorni nostri.

(31) In taluni documenti ufficiali, il Prat è talvolta indicato come Capitan Prat.

(32) Dalla località ove, il 12 febbraio 1817, ebbe luogo una sanguinosa battaglia della guerra d’indipendenza cilena.

(33) Anche se la Marina cilena ha ormai abbandonato – da diversi anni – l’utilizzo di colorazioni mimetiche, la Reale Marina svedese (per il particolare teatro operativo del Baltico, le cui caratteristiche – acque ristrette, zone costiere frastagliate ecc. – sono riconducibili a quelle delle coste cilene), applica tutt’ora colorazioni mimetiche a molte delle sue unità. Analogamente, i pattugliatori costieri classe “Cyclone” dell’U.S. Navy e altre unità leggere statunitensi destinate ad operare sottocosta e per operazioni “covert”, sono verniciati con colorazioni che comprendono ampie bande di grigio, blu e azzurro.


 Bibliografia

- AA-VV., Dictionary of American Naval Fighting Ships, Washington, Naval Historical Center, 1959-1981

- Arguindeguy, P.E., Apuntes sobre los Buques de la Armada Argentina (1810-1970) (6 voll.), Buenos Aires, Departamento de Estudios Historicos Navales, 1972

- Boiteux, L. A., Das Nossas Naus de Ontem aos Submarinos de Hoje. Edição Revisada, Serviço de Documentaçao da Marinha do Brasil, s.d.

- Campbell, J., Naval Weapons of World War Two, Annapolis, USNI / Londra, Conway, 2002

- Friedman, N., U.S. cruisers – an illustrated design history, Annapolis, USNI, 1984

- Id., Naval radar, Annapolis, USNI, 1981

- Friedman, N. e Sumrall, R., USS Helena CL-50 – Battle Damage report n° 1, Annapolis, Leeward publications, 1979

- Kaplan., L., A Community of Interests: NATO and the Military Assistance Program, 1948–1951, Washington, Office of the Secretary of Defence, 1980

- Giorgerini, G., Gli incrociatori della seconda guerra mondiale, Parma, Albertelli, 1974

- Pach, C.J., Arming the Free World: The Origins of the United States Military Assistance Program, 1945–1950, 1991

- Silverstone, P.H., U.S. Warships of World War II, 2a ed., Londra, Ian Allan, 1971

 Risorse internet:

http://www.histarmar.com.ar/            - Sito di storia navale argentina

http://www.armada.cl/                        - Armada de Chile

https://www.mar.mil.br/                      - Marinha do Brasil

http://www.ara.mil.ar/home.asp       - Armada Republica Argentina

http://www.history.navy.mil/              - Naval Historical center, Washington (DC)

http://www.navsource.org/                - Sito fotografico sull’U.S. Navy 

 

Este sitio es publicado por Carlos Mey -  - Martínez - Argentina

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